Occupazione

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 LNT al Teatro Valle Occupato.

Il primo di settembre, mentre molti degli occupanti salgono a Venezia per occupare il Teatro Marinoni durante il festival del cinema, LNT va a dare una mano agli occupanti che rimangono a Roma a presidiare il Teatro Valle .

 Ecco il resoconto della nostra permanenza: LA BELLEZZA NON PUO’ ATTENDERE.

Roma, Teatro Valle Occupato, Venerdì 2 Settembre 2011

 Io e Johanne arriviamo alle 14.00 esausti per il viaggio. Troviamo un clima di trepidazione: fuori ad attendere decine di persone; dall’altro lato, sulla soglia del teatro, gli occupanti, contraddistinti da un braccialetto di nastro rosso. Tutti attendono Paolo Rossi. Oggi comincia un laboratorio sull’improvvisazione di tre giorni, aperto e gratuito. Entriamo, scarichiamo i bagagli, salutiamo gli amici, facciamo le prime presentazioni e veniamo dotati di un braccialetto rosso anche noi. Fuori la gente che aspetta aumenta, ormai sono un centinaio, forse più. Arriva Paolo Rossi, prende un caffè, ci saluta, si chiacchiera un po’, poi si entra in sala. Il servizio di accoglienza comincia a fare entrare la gente. Una fila discreta che passa al “botteghino” lascia un’offerta e si accomoda. Nel frattempo i tecnici allestiscono il palcoscenico. Siamo pronti, si comincia, la sala è piena. Due occupanti che sono sul palco vengono in proscenio e annunciano: “il teatro marinoni al lido di venezia è stato occupato”. Si alza un boato di applausi cui segue un brusio di piccole domande poste al proprio vicino di poltroncina. Ristabilito l’ordine viene letto un comunicato, poi in diretta telefonica la delegazione degli occupanti del valle che si è recata a venezia racconta a l’accaduto. SI ride, c’è entusiasmo, stupore.

 

Il teatro, abbandonato da anni, era in condizione pessime. E’ stato ripulito ed è stata allacciata la corrente elettrica. Ma non c’è acqua. Si risolve l’emergenza con dei bagni chimici e si programma la serata. Fuori viene steso un enorme striscione che recita “la bellezza non può attendere”.

 

Il laboratorio comincia e noi usciamo. Come tutti gli altri ci mettiamo al telefono per contattare tutti quelli che conosciamo in zona Venezia. Poi io e Johanne andiamo a riposare in un camerino. Stasera abbiamo spettacolo. Dalla sala, ovattato, arriva il rumore del laboratorio di Paolo Rossi. Alle 20 siamo sul palco, il laboratorio è terminato. Si fa un sound check in tutta rapidità e alle 21 si fa sala. La serata comincia. Johanne suona Bach, poi tocca a me con Bukowski e a seguire altri quattro gruppi. Anche di sera la sala è piena, o quasi. Terminati gli spettacoli si smonta, si mangia e poi tutti a bere e a chiacchierare in strada, davanti al teatro. Pian piano la strada si svuota, qualcuno va a letto, qualcuno gioca a ping pong nel foyer, gli irriducibili continuano a discutere. Poi un giro di ricognizione per verificare che nessun esterno sia ancora in teatro e il teatro viene chiuso. Sono le 4, andiamo a dormire anche noi. Siamo una trentina a dormire dentro.

 

Roma, Teatro Valle Occupato, Sabato 3 Settembre 2011

 

Ci alziamo presto, il caldo è insostenibile, Roma è schiacciata da 35 gradi umidi e intollerabili. I ragazzi che si occupano delle pulizie sono già a lavoro. Camerini, corridoi, bagni, sala, tutto è pulito quotidianamente. La differenziata viene raccolta, i sacchetti cambiati, i cartelli aggiornati. Questo teatro è una giungla di cartelli che danno indicazioni su come comportarsi e questo sembra essere sufficiente a gestire la folla che ogni giorno si accalca all’interno. Nel foyer una massa di persone: computer, cellulari: è il settore organizzativo che lavora. Tutto intorno decine di giornali aperti sulle pagine degli articoli riguardanti l’occupazione del Marinoni. Prendiamo un caffè al bar di fronte, leggiamo qualche articolo e e poi ci proponiamo di aiutare in cucina. Nel frattempo arriva la notizia che Francis Ford Coppola ha inviato un messaggio a sostegno delle occupazioni dei due teatri. Lo prendo per uno scherzo, ma no, è vero ! Alle 14 si mangia e poi di nuovo come il giorno prima. Arriva la gente, arriva Paolo Rossi, il laboratorio comincia. Io dormo un po’ in un angolo del Foyer accanto a due bambini con il braccialetto rosso al polso che montano una macchina lego. Mi sveglio, esco a sbrigare un paio di commissioni e torno appena in tempo per la riunione delle 18e30. I nuovi vengono presentati, io e johanne tra gli altri. Alcuni come noi, sono venuti apposta per supplire alla mancanza di occupanti dovuta alla nuova occupazione veneziana. Poi si discute di un paio di questioni tecniche, di gran corsa perché bisogna prepararsi per lo spettacolo serale di Giorgio Agamben. Non è il momento di parlare dell’arsenale, non c’è tempo. La discussione è rinviata alle riunioni di lunedi mattina e  martedi pomeriggio. Prima di separarci Danilo ci ricorda che il 15.09 il teatro di Roma ha la conferenza stampa ufficiale per la presentazione della stagione (anche del teatro Valle, che al teatro di Roma è stato formalmente assegnato) che il 6 a piazza Navona (cioè qui dietro)c’è la manifestazione della FIOM e che la polizia sa che non tutti gli occupanti sono presenti. In buona sostanza ci invita a stare in campana. Lo sgombro può arrivare da un giorno all’altro. Io esco, vado a fare spettacolo in piazza a Trastevere. Intorno alle 24 mi chiama Paolo e mi invita a ritornare al più presto. Torno. Riunione in sala, siamo una cinquantina. Indiscrezioni dicono che c’è aria di sgombro. Stasera non è una sera come le altre. Nessuno fuori a sbevazzare al bar. Niente letti disseminati per il teatro durante la notte. Si dorme insieme. Tutti a portata di orecchio e due piccoli gruppi vedetta agli ingressi (principale e artisti). Mauro, con un formidabile umorismo, ci spiega cosa fare in caso di visite. Non lo spiego qui, per ragioni ovvie. Poi facciamo un giro del teatro e tutti andiamo a dormire.

 

Roma, Teatro Valle Occupato, Domenica 4 Settembre 2011

 

Ci svegliamo. E’ mattina, non è successo niente. Il Teatro Valle è ancora il Teatro Valle Occupato. Si ricomincia con il tran-tran abituale: pulizie, spesa, cucina… Oggi si annuncia una giornata di fuoco, è l’ultimo giorno del laboratorio di Paolo Rossi con spettacolo serale annesso. Ci si aspetta un’orda di persone e dunque c’è grande fermento per l’organizzazione del servizio di accoglienza. Dopo pranzo realizzo di aver perduto le chiavi della macchina. Merda ! L’unica altra copia è a Brucoli, chiusa a doppia mandata dentro casa mia. Le chiavi di casa chiuse dentro la macchina, qui a Roma. Purtroppo il mio pomeriggio viene assorbito dalla ricerca di una soluzione. Esco dall’incubo alle 17, forse una soluzione la ho trovata, vedremo. La mia attenzione torna alle attività di occupazione. In sala il laboratorio di Paolo Rossi fa il suo corso, nel foyer il solito lavorio informatico-comunicativo. Traduciamo il comunicato di Venezia in francese, insieme a Johanne, poi posto sul forum dell’arsenale il resoconto dei miei primi due giorni qui al Valle. Alle 20, fuori dal teatro, c’è già una folla enorme. Mangiamo rapidamente, mettiamo da canto il cibo per i tecnici che stanno allestendo il palco, poi è il mio turno di lavaggio piatti. Da dietro il bancone del bar guardo montare la calca. Comincia a piovere, la gente vuole entrare, ma all’orario di inizio dello spettacolo mancano ancora trenta minuti e il foyer è un ufficio adesso, non ci si può certo fare attendere la gente ! Arrivano i soliti venditori di ombrelli ambulanti e fanno affari d’oro, poi si decide di fare entrare la gente in sala anche se siamo in pieno sound-check (insieme a Paolo Rossi ci sono i Tete de bois). Ho finito i piatti adesso, e passo alle posate e ai bicchieri. Davanti a me una gran confusione: la gente entra, vorrebe firmare il documento di sostegno all’occupazione e lasciare una sottoscrizione, ma non sempre ci riesce. Da dietro, chi è ancora fuori, preme per entrare.  Piano piano la situazione si stabilizza, ma continua ad arrivare gente con flusso continuo. Finito di lavare i piatti vado ad aiutare il servizio di accoglienza del secondo ordine. Il teatro è strapieno e fuori c’è ancora una folla enorme. “altri 12 al secondo ordine” grido “poi basta !” . Lascio il secondo ordine, è ormai pieno all’inverosimile, e vado fuori a spiegare alla gente che non è proprio più possibile fare entrare altra gente. Monta il malcontento e continua a piovere. Per fortuna arriva la notizia che Paolo Rossi e i tete de bois sono disponibili a fare doppia replica. “Secondo spettacolo a mezzanotte” annunciamo, e questo placa gli animi. Poi entro in sala e seguo per un po’ lo spettacolo. Si comincia con la proiezione del video-riassunto dell’attività di occupazione, la sfilza di volti (noti, meno noti e notissimi) che si rincorre sul video è impressionante: in tre mesi qui dentro è successo di tutto ! Poi un piccolo saggio del lavoro svolto nei tre giorni di laboratorio e infine lo spettacolo vero e proprio. In coda c’è un collegamento con Venezia, si vede bene, ma si sente male. Ma l’entusiasmo supplisce alle carenze tecniche. Finisce lo spettacolo, facciamo uscire la gente e poco dopo facciamo entrare gli altri. In verità non sono molti, la maggior parte ha desistito. Ma riempiamo comunque la platea per intero. Lo spettacolo è più breve, più intimo, lo preferisco al primo. All’una e mezza il teatro è finalmente svuotato dal pubblico e contiamo i sopravvissuti. E’stata veramente una serata faticosa ! Ma è andata bene, abbiamo raccolto un monte di firme e le cassette delle sottoscrizioni sono quasi piene. Stanchezza e soddisfazione. Qualche bicchiere al bar di fronte e poi tutti a letto. Domani mattina alle 11: riunione organizzativa.

 

 

Roma, Teatro Valle Occupato, Lunedì 5 Settembre 2011

 

Ho dormito poco e male. Alla riunione non ho una faccia distesa, ma la stanchezza è un po’ su tutti i volti. I responsabili dei vari settori riferiscono agli altri il lavoro svolto nella settimana, poi la discussione arriva all’argomento principe: la giornata di domani. 6 settembre, sciopero generale. La manifestazione cgil non ha ancora definito il proprio percorso, ma sappiamo già che le manifestazioni fiom, cobas e quella delle sigle universitarie termineranno tutte in piazza Navona, a cento metri da qui. Noi siamo in zona rossa, dunque. Si decide di inviare una delegazione al palco aperto, la sera, per leggere un comunicato. Per il resto si decide di tenere chiuso il teatro. Confusione e tanta polizia sono un rischio molto concreto e non si vuole dare alcun pretesto alle forze dell’ordine per entrare in teatro. La proiezione  del corto prodotto dal Valle e stasera in programma al festival del cinema di Venezia, previsto in contemporanea anche qui, viene messa in forse. Si vedrà che aria tira domani sera. Alla fine della riunione io chiedo la disponibilità di uno degli occupanti anziani per discutere del Valle in relazione all’Arsenale. Si propone Alessandro: perfetto, appuntamento dopo pranzo.

 

Alle 15 siamo al bar di fronte.

Prevengo Alessandro. So già tutto di ciò che è successo al Valle dal 14.06 a oggi. Quello che mi interessa sono le prospettive future e i possibili margini di collaborazione attiva con l’Arsenale. In realtà comincia a raccontarmi del “prima del 14.06”. Questa occupazione è il frutto di un’attività precedente, di un movimento cresciuto in un percorso triennale. In effetti non lo sapevo.  Il gruppo dei cento autori, il gruppo 0.3 e altri che non conosco sono i prodromi di questo percorso. C’è anche una occupazione, nella storia pregressa. L’occupazione di uno spazio che è servito da base logistica per l’organizzazione dell’occupazione del Valle (il cinema palazzo) e che proprio in questi giorni rischia di essere sgombrato. Poi veniamo al dunque. Ma prima, per chi non conoscesse l’attività del Valle in questi tre mesi di occupazione, faccio un piccolo riassunto dei contenuti messi in campo. Per i dettagli rinvio invece al sito www.teatrovalleoccupato.it

 

IL TEATRO VALLE: Gli occupanti sono entrati per sottrarlo all’incerto futuro ad alto rischio privatizzazione che lo attendeva dopo la chiusura dell’ETI (ente teatrale italiano) da parte del governo. Con l’aiuto di giuristi di alto livello, tra cui spicca il nome di Ugo Mattei, è in corso di definizione lo statuto di una “Fondazione Teatro Valle Bene Comune” che si occupi di gestire un centro di drammaturgia contemporanea permanente secondo criteri di gestione etica delle risorse e di trasparenza nella assegnazione di cariche e nella distribuzione delle risorse economiche. Il modello di gestione in via di elaborazione si propone anche come punto di riferimento per la modifica dei criteri di gestione e assegnazione delle strutture teatrali sovvenzionate di tutta Italia (teatri stabili ed enti lirici in testa). Sottrarre il sistema della sovvenzione culturale alle dinamiche clientelari e alla speculazione personalistica sui fondi pubblici è la prometeica meta verso la quale si tende. Mentre scrivo uno dei comitati che si occupa di questo (il comitato formazione) discute animatamente dei dettagli a pochi metri da me. Su questo punto trovo congruenze con la politica dell’arsenale soprattutto nell’individuazione di un concetto nuovo di bene comune e nel diritto alla riappropriazione del medesimo da parte della cittadinanza di fronte alla inetta latitanza delle istituzioni politiche.

 

IL WELFARE DEL MONDO CULTURALE: Gli occupanti rivendicano il diritto ad uno stato sociale modellato sulle esigenze specifiche del lavoro intermittente nel mondo della conoscenza. Quest’anno l’unica forma di stato sociale che ci riguarda (la disoccupazione annuale) è stata rifiutata dall’inps ai lavoratori dello spettacolo, facendo appello a una vecchia legge del 1935 mai formalmente abrogata. Dunque i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo, fin qui irreggimentati nel medesimo statuto dei lavoratori agricoli stagionali, non godono più neanche di quell’unica forma di aiuto di cui avevano goduto sino all’anno precedente. Le proposte su una nuova strutturazione del sistema di stato sociale sono in via di definizione. Non trovo, su questo argomento, paralleli diretti con l’intento politico dell’Arsenale.

 

Tornando alla discussione con Alessandro. Saltiamo dal “da dove veniamo” al “dove stiamo andando”. La paura, è chiaro, è di essere sgombrati. Ed essere sgombrati, è chiaro, sarebbe un violento fattore disgregante. “Tutto questo esiste perché esiste il Valle Occupato” mi dice Alessandro. “Noi abbiamo occupato questo posto e il modo in cui lo abbiamo gestito ci ha fatto guadagnare il rispetto e l’attenzione del pubblico e del mondo culturale. Quando eravamo un movimento senza un luogo il nostro potere era poco, farsi sentire era quasi impossibile”. Si parte dal luogo, dunque, per dare concretezza all’agire delle persone coinvolte e non viceversa. Si mostra l’alternativa in maniera fattiva e dunque si diviene un referente credibile. Ci confrontiamo quindi sulle differenti specificità territoriali in cui opera l’Arsenale  e lo ragguaglio sull’attività svolta. Alla fine ho la sensazione che i due modelli siano complementari. La battaglia del Valle attacca il potere centrale, il sistema nazionale di gestione della cultura. La battaglia dell’Arsenale si propone invece come azione territoriale, cittadina, provinciale e poi regionale per via confederativa. La battaglia del Valle parte di fatto con uno spazio fisico (dopo una triennale preparazione), la battaglia dell’Arsenale parte da uno spazio ideale condiviso che cerca i propri luoghi fisici.

 

La convergenza forte che trovo fra i due movimenti, lo ripeto, ruota attorno al concetto di bene comune e al diritto civile alla disobbedienza esercitata per mezzo della riappropriazione dal basso di ciò che è nostro di diritto. In un contesto di incostituzionalità palese delle scelte della politica, che il bene comune lo dismette per battere cassa, l’alternativa non è data altrimenti. L’articolo 9 della nostra costituzione recita: la repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio  storico e artistico della nazione. Dobbiamo difendere la costituzione o la classe politica che la disattende puntualmente ?

 

Chiacchierare è bello e utile, ma ora tocca lavorare. Anche lavorare è utile, bello non lo so. Io e johanne prendiamo su i due aspirapolvere formato bambino di otto anni, due prolunghe lunghelunghe e cominciamo a pulire la platea. Due ore dopo la moquette rossa è linda e uniforme. Il frutto del proprio lavoro è bello ! questo si. Abbiamo fatto quasi tre euro in monetine perdute dal pubblico della sera prima. Decidiamo di offrirci una birra, ce la siamo meritata. Poi arriva la cena e dopo la serata flusso: 15 min. a testa per ogni artista che vuole esibirsi, nessuna selezione. Anche io e johanne ci siamo esibiti in una serata flusso. Il solito pellegrinaggio al bar e poi la ricerca di un angoletto in cui sistemare i materassini per la notte. La buona notizia è che il caldo si è fatto meno opprimente.

 

 

Roma, Teatro Valle Occupato, Martedì 6 Settembre 2011

Mi alzo. E non mi sento più stanco di quando sono andato a dormire: questa è una bella novità ! Forse ci sto prendendo il ritmo. Ho solo il tempo di un caffè e comincia la riunione del “gruppo formazione”. E’ il gruppo che si occupa di definire le caratteristiche della parte formativa del centro di drammaturgia Fondazione Teatro Valle Bene Comune. La discussione è molto specifica: criteri di selezione dei partecipanti, tempi, modalità, scopi… nonostante l’indicazione di Ugo Mattei fosse, in questa fase, di non eccedere nella formulazione specifica, la discussione si fa molto specifica su tutti i punti che vengono toccati. La principale preoccupazione è formulare criteri che garantiscano l’imparzialità e mettano al riparo dalla concentrazione di potere discrezionale nelle mani dei singoli. Dopo una mezz’ora capisco che il mio apporto non è affatto necessario e mi allontano per scrivere il resoconto della giornata precedente. Accanto la discussione continua, scivolando sui contenuti e le finalità dei corsi formativi. Arriva l’ora di pranzo, Johanne si occupa di fare l’insalata, io do una mano ad apparecchiare. Mangiamo svelti, alle 14 era prevista la riunione di aggiornamento per i nuovi: “dall’ETI al Valle Occupato”; la riunione viene posticipata alle 15.

Dopo il pranzo, prima della riunione, esco a prendere un caffè. Non c’è polizia, non c’è rumore. E’ tutto fin troppo calmo per uno Roma sotto sciopero generale. Nel frattempo mi chiama Paolo. Il duplicato della chiave della mia macchina, che mia madre mi ha spedito, non è arrivato stamattina come avrebbe dovuto. Questo è invece coerente con una Roma sotto sciopero generale. Dalla porta principale del teatro si affaccia Mauro: “che ‘a cominciamo ‘sta cazzo de riuinone ?”. Entro, riunione in platea. Da un lato i nuovi, i meno nuovi, i bisognosi di un ripasso; dall’altro Mauro: ex tecnico del Valle ETI, attuale tecnico del Valle Occupato. Ci racconta senza pedanteria, ma con grande ricchezza di dettagli, l’italianissima storia di questa dismissione assurda. Poi, dopo un quarto d’ora di cronache consuete dell’italietta arraffona, il suo volto si distende e ci racconta del giorno dell’occupazione. Appuntamento davanti al teatro argentina, ognuno si impegna a portare almeno 2 amici. Se qualcuno ci chiede qualcosa: siamo qua per un provino di Lavia. Quando siamo tutti ci dividiamo in due gruppi e andiamo verso l’entrata artisti del teatro da due strade differenti. Se qualcuno ci chiede qualcosa: il provino di Lavia è stato spostato al Valle. Interviene un altro degli occupanti anziani: una volta lì mandiamo la ragazza più bella del gruppo…  (gaffe! Ma va avanti) … a bussare alla porta, risponde il portiere. “vorrei parlare con il direttore”. Il portiere apre e tutti entrano. Mauro riprende la parola. Stavo dentro, mi dicono “stanno a occupà il teatro !”, rispondo “ma che davero ? Ma io li stavo a aspettà i compagni, ‘o sapevo”. E da lì parte l’avventura. Erano entrati per restare tre giorni e tra qualche giorno saranno tre mesi. Terminato il racconto dell’occupazione, Mauro passa la parola a Andrea. Andrea è un economista del gruppo sbilanciamoci, una mente acuta e competente, si capisce subito. Ci spiega quali sono le prospettive future. Gli occupanti si sono costituiti in comitato. Scopo del comitato è la redazione di uno statuto per la fondazione Teatro Valle Bene Comune. Il lavoro è mastodontico, ragion per cui sono stati fomati numerosi sottocomitati che si occupano di settori specifici (bilancio, formazione, direzione artistica, amministrazione, relazioni esterne… ne ho contati più di dieci); sottocomitati che si documentano e poi elaborano proposte da sottoporre all’assemblea generale. Oltre alle assemblee del comitato, sono indette, con cadenza regolare, delle assemblee pubbliche in cui chiunque può proporre le proprie idee. Alla domanda “quanto tempo ci vorrà ?” nessuno si sbilancia. Ci vorrà il tempo che ci vuole per fare bene le cose. Per acquisire competenza, elaborare proposte, redigere un progetto particolareggiato. Quando arriverà il momento, il progetto sarà presentato a chi di dovere e con le competenze sviluppate sarà possibile rispondere punto per punto nel merito di ogni eventuale critica. La supervisione di Mattei e Rodotà (fra gli altri) apporrà il sigillo della massima professionalità all’operazione e svierà ogni possibile strumentalizzazione, allontanando il rischio di essere additati coma una massa di autonomi incompetenti. La riunione termina. Torno al Foyer. Johanne si aggiunge al gruppo comunicazione e scrive un comunicato da inviare a una emissione radiofonica francese, proponendo di fare un servizio sul Valle. Io mi rimetto al computer e ricomincio a scrivere questo resoconto. Cena. Poi di corsa in sala: bisogna preparare una lettura a più voci da fare in coda al corto prodotto dal Valle, che verrà proiettato in contemporanea a Venezia e qui in teatro. Si tratta di venti perché sul cinema italiano. Entra il pubblico. Io sono su un palco del terz’ordine, con i miei perché in mano. Parte il corto, si chiama “perché”. Daniele, uno dei due attori, è un caro amico. Johanne cerca il mio sguardo da un palco poco distante per sapere se è lui davvero. Annuisco. Sette minuti di pura comicità grottesca, un dialogo tra un produttore e un giovane regista. Il corto termina tra le risate e gli applausi del pubblico e cominciano i perché. Il più divertente dei miei tre recita “perché nei film italiani quando un personaggio tossisce dopo tre scene muore ?”. Il più politico: “Perché quando si produce un film in Italia si parte dagli attori e non dalle idee ?”. Dopo i perché, Carmelo presenta il film-documentario Pasta Nera di A. Piva, anche quest’ultimo in programma a Venezia. Interviene Miriam Mafai, che della storia narrata in Pasta Nera ha fatto parte. Poi parte il film. Una storia di solidarietà nell’immediato dopoguerra. Alla fine del film penso: “Perché gli italiani si sono ridotti così ? Forse avremmo bisogno di una nuova guerra ! Noi ci ricordiamo di essere un popolo solo quando tocchiamo il fondo. Solo nella disperazione troviamo il senso della comunità”. Dopo il film un altro intervento, un’altra persona coinvolta nei fatti narrati. Usciamo. Non è successo niente, oggi. Voglio dire: nessun problema con manifestazioni e forze dell’ordine. Meno male. Bicchiere d’ordinanza al bar di fronte, una passeggiata in terrazza a prendere un po’ di fresco e poi a letto… letto ?… e poi a nanna, come sempre per terra.

 

 

 

Roma, Teatro Valle Occupato, Mercoledì 7 Settembre 2011

 

Ci alziamo tardi. Finalmente abbiamo trovato il posto giusto per riposare un po’ più a lungo. Ci siamo ambientati. Parto per andare a recuperare le chiavi della mia macchina, coi mezzi ? No. Incontro Enrico, mi presta il motorino ! Meno male. Questo mi risparmia un bel po’ di fatica. Arrivo a casa di Paolo, ma nella cassetta della posta c’è solo l’avviso del mancato recapito della raccomandata. E’ già un bel passo avanti ! Significa che domani posso andare a recuperarle alla posta, queste benedette chiavi ! Significa che il problema è già potenzialmente risolto. Torno indietro. Arrivo a teatro giusto in tempo per il pranzo. Il pomeriggio  scorre sereno, senza fatti di rilievo. Pulisco i vetri del teatro insieme a Danilo, decine di metri quadri di vetri. Poi puliamo le vetrine in cui sono affissi i manifesti. Ma non siamo molto bravi. Giornali e alcool sembrano spargere lo sporco piuttosto che toglierlo. Prima i vetri erano macchiati, ora sono uniformemente opachi. Cambiamo tecnica e alla fine, in qualche modo, la spuntiamo. Poi con Alicia rimettiamo alcuni manifesti, ne gettiamo altri… e alla fine andiamo al bar. Manuela e Fausto aspettano al tavolino del bar un collegamento telefonico con l’assemblea del gruppo Latitudini che si tiene ad Enna. Appuntamento alle 16, ora sono le 17. Mi siedo con loro e cerco malamente di difendere i siciliani e lo stereotipo dei loro “tempi allargati”. Loro discutono di cosa dire durante l’intervento, su quali punti focalizzarsi. Alla fine il telefono squilla, sono le 17e30. La telefonata è fulminea, poco più di un saluto. In un minuto e mezzo è conclusa. Dopo, loro sono un po’ sbalorditi, ma va bene così, magari dall’altro lato si sentiva male e hanno preferito chiuderla rapidamente. Poi una ragazza del gruppo comunicazione arriva allarmata; il titolo dell’assemblea pubblica di Venezia è improponibile dal punto di vista comunicativo: suona tipo “il cinema italiano tra costrizioni di sistema e libertà di narrazione”. Ci chiede aiuto. Fausto propone il titolo di un saggio di Mamet su Hollywood : Bambi contro Godzilla. Ma mi alzo prima che la soluzione definitiva venga trovata. SI avvicina la sera. Stasera c’è Arbore ! Ci si aspetta una calca di gente. Ma l’esperienza Paolo Rossi ha fatto scuola. Siamo molto più organizzati: transenne fuori, walkie-talkie… ognuno di noi ha dei compiti ben definiti e lavora al meglio. Tutto scorre liscio, la gente entra ordinatamente. Io vado a dare una mano all’entrata artisti che, questa sera, è quasi un entrata come le altre. Arbore e i suoi musicisti hanno riservato la metà dei palchi di prim’ordine per i loro ospiti. E i loro ospiti entrano da dietro. Qualche inevitabile incomprensione, ma per il resto fila tutto anche all’entrata artisti. Nei camerini c’è una calca: musicisti, assistenti,un gran numero di special guests e come se non bastasse un folto gruppo spalla, che apre la serata. Il concerto comincia. Rimango a sorvegliare l’entrata artisti ancora per mezz’ora e poi entro in sala per seguire il concerto. Arbore fila svelto malgrado l’età. Tiene benissimo il palco. In sala c’è un pubblico che non avevo ancora mai visto qui dentro. Sembra che il Valle sia un teatro come gli altri: con acconciature vistose e abiti d’occasione. L’età media è alta, gli uomini hanno tutti la cravatta e le donne profumano di serata a teatro. Malgrado questo, a conti fatti, questa gente non paga più del pubblico di Paolo Rossi, o del pubblico delle serate flusso: 3 euro a testa è la media. Bassa, troppo bassa. Quanto avrebbe pagato questa gente per vedere Arbore al Teatro Valle se il teatro non fosse occupato ? Certo c’è moltissimo da fare ! Cambiare l’Italia vuol dire cambiare gli italiani.

La serata si conclude con tutti gli ospiti sul palco che cantano in coro “Teatro Valle è la felicità” sulle note de Il Materasso, vecchio tormentone di Quelli della notte. Il pubblico esce contento: ha visto Arbore quasi gratis in un teatro bello e pulito. L’unica cosa bizzarra è che le maschere erano vestite tutte diverse e avevano un’aria fricchettona. Anche quel discorso sui diritti dei lavoratori dello spettacolo e sui beni comuni che hanno fatto all’inizio era strano ! Ma si può anche passare sopra questi particolari quando si paga solo tre euro. Il teatro si svuota. E’ il resto è sempre lo stesso: bar, quattro chiacchiere e il letto. Si: il letto. Alla fin fine ormai ci dormo bene in quell’angoletto del corridoio di terz’ordine.

 

Roma, Teatro Valle Occupato, Giovedì 8 Settembre 2011

 

Oggi si parte. Mi sveglio presto e vado a recuperare le chiavi, questa volta con i mezzi. Alla posta non ce le hanno. Le raccomandate di tipo 1 rimangono all’ufficio consegne per tre giorni. Vado all’ufficio consegne, per fortuna non è lontano. Non potrebbero darmela questa diavolo di raccomandata, ma ho la necessità dipinta sul volto e una soluzione, in qualche modo, si trova. Quando esco ho le chiavi in mano e sorrido. Ritorno in teatro, dove johanne mi ha tenuto il pranzo da canto, mangio e poi comincia il tour de force. Facciamo i bagagli e poi facciamo un trasloco in due tappe sino alla macchina. Le auto non possono arrivare in teatro sino alle 18. Alle 15 la macchina è carica dei nostri bagagli e cominciamo a salutare. Che cosa fastidiosa andarsene ! CI siamo affezionati, alla gente, al luogo, al progetto ! Ma tant’è ! Johanne parte lunedì all’alba per la Corsica, aereo da Catania. Io ritornerò qui Martedì della settimana prossima per un provino. Avremmo potuto restare qui, se avessimo saputo del provino prima, ma non lo sapevamo e Johanne ha lasciato i suoi strumenti a casa. E quindi, insomma, si parte. Ciao Teatro Valle. A presto. A prestissimo. Passiamo da Paolo a prendere alcuni cartoni di roba mia che avevo lasciato a Roma quando ho traslocato, l’anno scorso. Poi passiamo a Frosinone, da un amico, a recuperare altri cartoni che avevo lasciato lì. E poi partiamo per Salerno con la macchina carica all’inverosimile. Alle due di notte, sulla nave Salerno-Messina, Johanne ha ancora il braccialetto rosso, non vuole toglierlo, l’idea le fa tristezza. Il Valle Occupato ha chiaramente lasciato il segno.